asole & bottoni


E SE UN GIORNO ARLECCHINO SI SCOPRISSE ROMANO?!

Torno or ora a casa dopo una serata da incorniciare e, felice e contenta, ve ne rendo partecipi, miei affezionati lettori.

Presto detto: se volete passare una serata all’insegna dell’allegria e del divertimento, non potete assolutamente perdervi “Rugantino. Servitore de li du’ padroni”, in scena al teatro Tirso de Molina fino al 5 dicembre prossimo.

Vi do qualche dritta sulla storia, ma senza eccedere troppo perché non voglio rovinarvi la sorpresa… e di sorprese, credetemi, ne avrete molte!

La vicenda è quella di Arlecchino, il personaggio creato dalla penna (ma forse dovrei dire dalla piuma…) di Carlo Goldoni e portato in scena dal grande Giorgio Strehler. Sconclusionato e attaccabrighe, fanfarone e bugiardo, ma nel contempo pavido e bonoccione, per uno strano caso del destino Arlecchino si ritrova un giorno a servire due diversi padroni. Due padroni che ignorano di avere un servitore in comune. Ne deriva una vera e propria commedia degli equivoci, con il nostro eroe costretto a inventarsi storie, spesso irreali, pur di tirare a campare. Tuttavia, e nonostante gli sforzi, di bastonate Arlecchino ne prende, e molte, prima del lieto fine conclusivo.

Avete dunque presente il personaggio? Vi ricordate la storia quanto basta? Ebbene, amanti della romanità, chiudete gli occhi e preparatevi a una gradita sorpresa: perché, per la prima volta nella storia, il regista Achille Mellini mette in scena un Arlecchino che non parla in veneziano, bensì in dialetto romano! Un Arlecchino che, in onore della città eterna, rinuncia anche al suo nome di battesimo in favore del ben più romano “Rugantino”.

Vi lascio facilmente immaginare quanto il tutto possa essere comico, divertente, coinvolgente…

Insomma, mi sono proprio divertita! Grazie dunque ai bravissimi attori della Compagnia stabile del teatro dialettale romanesco che, con grande passione e un pizzico di ironia (e nel più rigoroso rispetto della straordinaria tradizione della Commedia dell’Arte), per quasi due ore hanno intrattenuto noi del pubblico ora recitando con maestria il copione, ora lasciandosi andare a giocose improvvisazioni con protagonisti gli spettatori. Non esagero se vi dico che, a più riprese, a molti di noi (a me sicuramente, e direi anche a mia sorella, a giudicare dalle sue risate!) è parso di essere nel contempo pubblico, attori e sceneggiatori. Uno spasso!!! E se tutta la compagnia merita senz’altro un bel 10, non credo di far torto a nessuno se mi riservo la lode per il protagonista, il bravissimo Pietro Romano, e per l’attore calabrese Antonio Fulfaro, che interpreta il burbero Oronzo.

Morale della favola… qui lo dico e qui lo affermo: non perdetevi l’occasione di trascorrere una serata piacevole, di respirare un po’ di cultura (che non fa mai male) in un ambiente caldo e accogliente e, ultimo ma non certo tale, di sostenere il buon teatro italiano, che in questi tempi di crisi si regge davvero sulla fedeltà del suo affezionato pubblico.

Buon divertimento dunque e… W CESARE!!!

 

P.S.: A buon intenditor poche parole…


STAMATTINA

Stamattina mi sono svegliata con un irrefrenabile desiderio di pancakes…

soffici, morbidi, farciti di marmellata di lamponi o di mirtilli…

serviti in una graziosa bakery dell’Upper East Side…

morale della favola:

VOGLIO TORNARE A NEW YORK!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


DOMENICA…

Buongiorno a tutti.

Domenica ho di nuovo utilizzato la mia amata Credit card perchè non ho saputo resistere di fronte ad un cappottino favoloso di Ethic.

Mi chiedo se e quanto sia grave questa folle irrefrenabile esigenza di shopping.

Voi che ne pensate? Se con me ci fosse Becky Bloomwood mi direbbe di non preoccuparmi e che è del tutto normale. di fronte ad offerte speciali e mega sconti non si può fare a meno di resistere, anzi, potrebbe anche essere controproducente per la salute… il rimpianto potrebbe essermi letale.

Quindi mi dico, perchè rischiare la salute?

Tornando al mio pomeriggio di spese, con me non c’era Becky ad incitarmi ma MIA SORELLA che a Becky fa un baffo.

Quindi, pur volendo, la colpa non è mia. Ero male accompagnata e non potevo far a meno di comprare quel bellissimo cappottino.

(A proposito, visto che c’ero, ho acquistato anche un gilet prugna da Class… anche quello in mega offerta speciale)


PENSIERI DOPO PRANZO

Non dovete mai scordare che si viene al mondo
con il cuore pieno di sogni
e l’obbligo morale di tradurli in realtà.
Vi auguro di lasciare questo mondo
portandovi dietro solo bei ricordi e sogni soddisfatti.
È nel viaggio che risiede la vera felicità.
Realizzate i vostri sogni,
e rendetene sempre partecipi tutti quelli che amate,
e anche quelli che non amate.
A volte essere gentili è più importante che avere ragione.
Ho imparato che non importa quanto lunga sia la ricerca,
ma quanto ci si senta bene nel compiere il proprio cammino.
Il tempo è un’invenzione dell’uomo e i sogni sono senza tempo.
Credere in qualcosa può farlo diventare realtà.
Infrangete i muri di cristallo che vi circondano,
e dispiegate le ali per volare più in alto che potete.
E se vi sentite troppo vicino all’abisso non abbiate paura.
È soltanto arrivato il momento di fare visita alle stelle.
Fate della vostra solitudine una buona amica, sempre leale.
Non sottovalutate il valore che sta nelle piccole cose della vita,
perché un giorno potreste guardarvi indietro
e rendervi conto che sono state grandi e importanti.
Il mondo è il vostro terreno di gioco,
così scendete in campo ora, non domani.
Non fate l’errore di aspettare di essere sul punto di morire
per sentire il profumo di una rosa,
per ridere al sorriso di un bambino o al ronzio di un’ape.
Loro sono là, sempre. E sono là perché li ammirate.
Non dimenticate neppure la luce preziosa di cui vi siete fidati,
quella che alberga nel vostro cuore.
Vi guiderà in porti sicuri.
E quando vi svegliate la mattina,
accendete la luce del vostro cuore.
Vi aspetta un unico e meraviglioso giorno,
tutto davanti a voi, irripetibile.
Il segreto è respirare, ridere e piangere. Insomma, vivere.
Volate… volate sempre verso i vostri sogni.
Cercate di non perdere il vostro tempo prezioso,
ma concedetevi il lusso di essere pigri a volte
così da assaporare a lungo il gusto della vita.
Spezzate le catene
che non vi permettono di diventare quello che volete essere;
ma fate attenzione a non entrare in conflitto
con quelli a cui volete bene.
Fatto molto importante, imparate a distinguere
la differenza che c’è fra inimicarsi qualcuno
e rendersi conto che una persona sta danneggiando se stessa,
solo perché non capisce le vostre azioni.
Forse non sa come volare.
L’unico vero rischio nella vita
è non voler correre alcun rischio.
Uno può vincere o perdere ma almeno ci ha provato.
Non fare nulla è morire, pur rimanendo ancora in vita.
Così evitate le false promesse che la sicurezza porta con sé.
Esse non liberano, al contrario vi rendono prigionieri.
Tenete le vostre paure per voi stessi,
ma condividete con gli altri il coraggio.
Quelli che portano il tramonto nell’esistenza degli altri
non possono neanche allontanarlo da sé.
Prendetevi cura dell’amore che avete avuto in dono
come una vera benedizione, e fatelo durare per tutta la vita.

PER OGNI COSA C’È IL SUO TEMPO…

Per ogni cosa c’è il suo momento,
il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

(Qoelet, 3, 1-8)


IL MONDO DI MISS PURPLE (1)

Cari navigatori,

come promesso è arrivato il momento di cominciare a raccontarci qualcuna delle mie passioni. A cominciare, naturalmente, dai libri.

Lo ammetto, leggo davvero di tutto!

Il primo libro in assoluto che mi ha fatto commuovere (e mi ha segnato per tutta la vita) è stato Piccole donne. Leggendo questo blog non faticherete a capire chi è la mia preferita tra le sorelle March…

Poi è stata la volta de La commedia umana di William Saroyan: libro bellissimo che, con delicatezza e ironia, racconta la storia di una famiglia californiana degli anni Quaranta vista attraverso gli occhi del quattordicenne Homer. Lo adoro!

Il libro della mia adolescenza è un romanzo di Judith Kranz, intitolato La figlia di Mistral: una passione nata per colpa/merito della mia compagna di banco dell’epoca, che mi fece letteralmente innamorare di Maggy, Teddy e Fauve Lunel.

A diciotto anni ho letto per la prima volta Va’ dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro. Da allora, ogni volta che mi capita di avere fretta, di essere impaziente o semplicemente di non sapere cosa fare, mi tornano alla mente le parole con cui l’ormai anziana nonna Olga si congeda dalla sua nipote adolescente: «quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va’ dove lui ti porta». Semplicemente perfette…

Altri anni, altro libro. Siamo nel 2003, sulla spiaggia di Cirella. Il mio vicino di ombrellone sta leggendo un libro di cui mi attira subito la copertina. Si chiama Stella. Dieci mesi dopo, a una fiera del libro, mi imbatto in una copertina simile e – wow! – scopro che l’autore in questione, di cui non mi ricordavo più il nome, si chiama Sergio Bambarén e che ha scritto un libro dal titolo Il guardiano del faro. Il libro, in assoluto, più bello che io abbia mai letto. La lettera finale dell’ammiraglio a Paola è intensa, struggente, piena di passione. Ce l’ho scolpita nel cuore. Così come le semplici parole con cui questo straordinario scrittore spiega il significato dell’amicizia: «spesso tutto ciò di cui una persona ha bisogno è una mano da stringere e un cuore da capire».

Come avrete capito, se dovessi dire chi è il mio scrittore preferito, non avrei dubbi a assegnare il primo posto proprio a Bambarén.

E poi… tantissimi altri libri. Adoro Agatha Christie, stravedo per Poirot e, sebbene abbia tutti i suoi libri, ce n’è uno solo che non ho mai letto, ma che mi sono ripromessa di non leggere mai: Sipario, l’ultima avventura di Poirot. Poirot non può morire! Dimenticavo… il mio preferito tra i gialli della mitica Agatha? Non scherziamo… L’assassinio di Roger Ackroyd, ovviamente!

Sono una fan sfegatata di Sophie Kinsella, di cui ho letto e riletto parecchie volte tutta la serie di I love shopping. D’altronde, come si fa a non amare quella pasticciona di Becky Bloomwood?! E a coloro che sostengono che si tratta di un personaggio irreale, permettetemi di rispondere che non hanno mai conosciuto la mia amica Valeria!

E poi… il mitico Harry Potter, ovviamente! A dispetto dell’opinione generale, non c’è un libro della saga che mi piace più degli altri: per me è come se fosse un libro unico, un’unica avventura lunga… quanto? Tremila pagine? Fa niente! Però un personaggio preferito ce l’ho. E non è uno solo: è la famiglia Weasley al completo. Li adoro! A seguire Remus Lupin, che di tutti i “Malandrini” è probabilmente il più “umano”, ma anche il più coraggioso.

Che altro… beh, negli ultimi anni mi sono commossa leggendo le pagine bellissime scritte da Khaled Hosseini (Il cacciatore di aquiloni, Mille splendidi soli) e da Radu Mihaileanu e Alain Dugrand (Vai e vedrai), ho sferruzzato anche io ne Il club del venerdì sera di Kate Jacobs e sì, ho pianto sulle note di Canone inverso

L’ultimo scrittore che vorrei ricordare è una donna, una giornalista, una delle persone che mi sarebbe piaciuto incontrare almeno una volta nella vita, toscana come un’altra persona a me molto cara: Oriana Fallaci. Il suo ultimo libro, Un cappello pieno di ciliege, è intriso di una tale intensità, di una tale passione… ecco, piacerebbe anche a me, un giorno, magari lontana kilometri su kilometri da casa, scoprire di avere un attaccamento così forte alle mie radici.

… ora come ora mi sembra tutto… ma se mi viene in mente qualcos’altro, prometto di tornare sull’argomento!

Ci si rivede presto per la seconda puntata dedicata ai libri. Tema del prossimo post: la poesia!


PENSIERI DI MEZZANOTTE

Qualche giorno fa, su segnalazione di un amico, ho letto una riflessione che mi ha fatto molto pensare. Dopo averci pensato su per un po’, ho deciso che mi piacerebbe condividere con voi, lettori affezionati di questo blog, le conclusioni cui sono giunta.

Nella riflessione in questione si parlava delle persone che non ci sono più, e di quanto ci sentiamo talvolta (spesso) orfani in loro assenza. Niente di più vero: a molti di noi (me compresa), nella vita è capitato di sentirsi tali. Soprattutto quando alla quotidianità di un dialogo si è sostituito il silenzio. Ed è in quel silenzio, ne sono convinta, che nasce e cresce la paura, la desolazione, la sensazione di non essere più capace di fare cose che, fino a poco tempo fa, consideravamo semplici, banali, scontate.

Eppure, se mi fermo a riflettere sul significato di questa brutta parola, mi rendo conto che io non mi sento affatto orfana. Per me, infatti, essere orfani significa essere soli, significa che le persone che amavamo e che non ci sono più sono davvero uscite per sempre dalla nostra vita. Ma non sempre è così. Ci sono persone che, anche se mi hanno fisicamente lasciato, non sono affatto uscite dalla mia vita. Sono sempre presenti con i loro consigli, i loro suggerimenti, il loro continuo spronarmi a dare sempre il meglio di me come a non esagerare nella ricerca della perfezione. Con i loro abbracci e il loro affetto.

Ed è vero, magari non mi accolgono più sulla porta di casa chiedendomi “com’è andata oggi?”, non mi danno il bacio della buonanotte, non mi chiamano al telefono ad orari improponibili né mi costringono ad andare a pranzo quando sto ancora digerendo la colazione, ma le loro voci, il loro sorriso, la loro stretta di mano io continuo a sentirli presenti. Per questo no, non credo affatto di essere orfana. Anzi. Penso di essere stata incredibilmente fortunata a incontrare persone simili sul cammino della mia vita, e, se me ne dimenticassi, allora sì, sarei davvero orfana. Ma io non voglio affatto esserlo.

Ciò che vale per le persone che non ci sono più vale anche, e senza differenza, per le persone con cui abbiamo litigato e per quelle che, all’improvviso e senza ragione, non ci rivolgono più la parola; per quelle che ci hanno ferito e per quelle da cui siamo stati delusi o che abbiamo deluso. Le amicizie – quelle vere – restano, anche se può capitare loro di smarrire lungo la strada la quotidianità di un rapporto, di un abbraccio, di una parola di sostegno o semplicemente di una risata. Ma non è detto che ciò che si è perso non lo si possa, un giorno, ritrovare. Alle volte basta solo avere un po’ di pazienza. E tanta fiducia nel futuro, ovviamente. E altrettanto impegno per aggiustare le cose, perché non sempre ciò che si è rotto non si può più riparare.

Morale della favola: come diceva sempre mia madre citando a sua volta un lontano parente che, ora come ora, sinceramente non mi ricordo chi fosse, nella vita “bisogna occuparsi, e non preoccuparsi”.


VIAGGIO AD ARKHAM

Come vi dicevo qualche giorno fa, le mie vacanze sono state funestate da due vere e proprie debacle ad Arkham Horror, il perverso gioco di ruolo che Cristian ha da qualche mese acquistato e che è diventato ormai una sorta di droga collettiva. O, come nel caso di Sandro, un’autentica ossessione: quella di riuscire ad arrivare, una vola o l’altra, alla fine del gioco…

Nonostante i numerosi tentativi di boicottaggio messi in atto dalla mia sorellina (che detesta questo gioco, perché TROPPO collaborativo, per i suoi gusti…), queste vacanze sono dunque state all’insegna di Arkham… con mia grande gioia ovviamente, che di questo e di altri giochini di ruolo sono diventata una maniaca. È sufficiente infatti che qualcuno lanci la proposta e… zac! Eccomi lì, a mescolare abilità e incantesimi, costruire mappe e dispensare cuori e cervelli! Una vera e propria mania…

Una mania supportata, fino a pochi giorni fa, da buone strategie e qualche successo: perché, lo scrivo e lo sottoscrivo, IO ero della partita in quell’unica, probabilmente irripetibile serata in cui siamo riusciti a chiudere tutti i portali!

Ed invece.. sarà stata colpa del torrone, della fonduta di Francy, dei biscottini allo zenzero o di chissà cos’altro, ma proprio a me è toccata l’onta di perdermi nel tempo e nello spazio. Non una, ma ben due (o forse tre, non mi ricordo) volte di seguito!!! ORRORE!!!

Non contenta, la volta successiva non solo mi sono nuovamente smarrita, ma ho anche perso armi, incantesimi, talenti e tutto quello che il mio povero personaggio (l’inutile “tuttofare”) si era faticosamente guadagnato grazie ai tiri fortunati di Nico.

Non ci sono parole… va da sé che sono in cerca di rivincite e che, al massimo entro il prossimo week-end, confido di rifarmi! Magari, iniziando con il pescare un personaggio migliore di quelli che mi sono capitati le ultime volte… non me ne vogliano il commerciante e il tuttofare, naturalmente, ma la mitica Mandy non si batte!!!


VITA DA PRINCIPESSA

Volevamo andare a vedere la mostra di Caravaggio ma, ahimè!, non abbiamo trovato posto…

Volevamo dedicarci shopping selvaggio approfittando dei saldi, ma di buste a casa ne abbiamo riportate davvero poche…

Volevamo (o meglio, ci saremmo accontentate di) passeggiare per le vie del centro di Roma, ma questo 2010 non sembra proprio volerci regalare una giornata di sole…

Morale della favola: sabato pomeriggio io, Bruny e Laura abbiamo trovato occasionale (ma assai fortunato) riparo a Palazzo Ruspoli, le cui splendide sale ospitano una mostra che fa davvero sognare. “Gli anni di Grace Kelly, principessa di Monaco” raccoglie infatti filmati, documenti, fotografie, oggetti personali, abiti, gioielli, nonché i numerosi accessori di moda appartenuti a una delle donne più belle, ammirate e rimpiante del XX secolo. Una principessa di stile, nella vita di tutti i giorni come sul set, di cui è stata indiscussa regina seppur per un tempo assai breve.

Tra i diversi oggetti esposti, ammetto che a tutte noi ha provocato parecchia emozione l’Oscar che Grace vinse nel 1955 per la sua interpretazione ne “La ragazza di campagna”, per non dire del meraviglioso abito da sposa che, appena pochi anni dopo, Grace indossa per il matrimonio con il principe Ranieri di Monaco. E poi le fotografie; i filmati pubblici e quelli più personali; la sua vita di moglie, madre e personaggio pubblico; il suo impegno per la promozione dell’immagine del Principato nel mondo; la celebre borsa (la “Kelly” appunto) che lo stilista francese Hermes le dedica; le lettere agli amici di Hollywood e le costanti richieste, soprattutto di Alfred Hitchcock (il suo ammiratore forse più fedele), di tornare a calcare le scene.

Un viaggio affascinante, dunque, che consiglio a tutti i romani di non perdere l’occasione di percorrere. Prendete nota: avete tempo fino al 28 febbraio!


RIECCOMI!

Ieri sera The Princess mi ha rimproverata, perché ormai da settimane non aggiorno il nostro bloggino. Ha ragione! Sono proprio una lavativa…

Tuttavia, come ho fatto notare alla radiosa principessa, ho parecchie giustificazioni dalla mia:

  1. ci sono state le vacanze di Natale, e tra panettoni e torroni il tempo per scrivere è stato davvero poco;
  2. ho dovuto correggere le bozze del mio capolavoro, un esile “manualetto” di trecento e passa pagine… non contenta, ho approfittato di quest’ultima rilettura per aggiungere una (piccola, appena venti pagine) appendice… vi prego, toglietemelo dalle mani!!!
  3. soprattutto, non mi sono ancora ripresa da due sconfitte consecutive ad Arkham Horror (ma su questo argomento torneremo a breve…).

Detto ciò, vi annuncio che SONO TORNATA!!! E, soprattutto, che ho tantissime cose di cui devo parlarvi, e di cui vi parlerò nei prossimi giorni… o forse anche a partire da stasera, devo ancora decidere!

Intanto, auguro a tutti voi che per caso, per curiosità o semplicemente per divertimento navigate in queste pagine, un 2010 strepitoso. Il mio, a giudicare da questi primi giorni, sembra essere cominciato sotto una buona stella…

À bientôt!

P.S.: Cara Principessa, ma tu quando scrivi qualcosa?!


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